Ven. Apr 17th, 2026

“Giuseppe Dossetti. Colui che ispirò la svolta a sinistra di tanti cattolici italiani”.

Era l’alter ego di De Gasperi e riteneva lontani i partiti laici e liberali. A vantaggio del marxismo.

Ricorre, alla fine di quest’anno, il trentesimo anniversario della scomparsa di Giuseppe Dossetti. Oggi pochi giovani sanno qualcosa della sua personalità, che è invece utile richiamare per capire meglio le posizioni ideali e politiche di molti cattolici di sinistra, che oggi militano nel Partito democratico.

Dossetti fu per parecchi anni il principale antagonista di De Gasperi nella Democrazia Cristiana. La concezione politica di De Gasperi era maturata nell’ambito del cattolicesimo liberale e si era poi rafforzata nel Partito popolare di Luigi Sturzo; Dossetti, invece, che apparteneva a una generazione più giovane (era nato nel 1913), non aveva conosciuto l’esperienza del Partito popolare, e aveva vissuto drammaticamente la grande crisi economica iniziata nel 1929 negli Stati Uniti, e di lì passata, per parecchi anni, in tutto il mondo civile. Egli aveva maturato la convinzione che il mondo borghese, capitalistico, avesse fatto bancarotta, e che dovesse essere superato. Lo aveva confortato in questa convinzione la lettura di Umanesimo integrale (1936) di Jacques Maritain. In quest’opera Maritain affermava che la società capitalistica è una società anarchica, dove la vita si svolge come un mero gioco di interessi particolari, e che niente è più contrario di essa allo spirito cristiano. Secondo Maritain, il marxismo aveva avuto il merito di vedere e capire tutto ciò, anche se poi aveva sbagliato a imprigionare le proprie giuste intuizioni in una concezione materialistica e atea. Restava però il fatto che la molla del marxismo, e della sua critica della società borghese, aveva, secondo Maritain, un carattere cristiano.

Questa analisi maritainiana convinse e affascinò Dossetti. Il quale partecipò alla Resistenza, collaborò con i comunisti, e si convinse vieppiù che la collaborazione fra “le grandi forze popolari” (l’espressione era di Togliatti, ma era anche di Dossetti) fosse indispensabile. Dunque, la Democrazia Cristiana non poteva fare a meno del Pci; le masse che seguivano i comunisti erano assolutamente necessarie per rinnovare la società e lo Stato italiano. Per Dossetti, infatti, era impensabile ritornare all’Italia prefascista, liberale, borghese. Bisognava edificare una società nuova, in cui gli “spiriti animali” del mondo borghese-capitalistico venissero imbrigliati, in cui le classi lavoratrici e le loro rappresentanze (sindacali e politiche) avessero il sopravvento, riplasmassero la società, ponendo vincoli insuperabili alla proprietà privata, all’iniziativa economica privata, all’impresa, al mercato. Di qui l’intesa profonda fra Dossetti (e i suoi amici: Lazzati, La Pira, ecc.) e Togliatti. Un’intesa che si esplicò soprattutto nei lavori dell’Assemblea Costituente e nella redazione del testo della Costituzione. Del resto, Dossetti era un ammiratore della Costituzione sovietico-staliniana del 1936, più volte richiamata da La Pira nel corso dei dibattiti della prima sottocommissione dell’Assemblea costituente.

Alla luce di tutto ciò non può stupire che verso la politica di De Gasperi Dossetti e i suoi amici avessero un atteggiamento di chiusura. Per loro la fine della collaborazione, nel maggio 1947, fra DC comunisti e socialisti fu una vera frattura. Il significato storico del Tripartito (DC, comunisti e socialisti) era stato, per Dossetti, “un senso superiore di solidarietà popolare e di coincidenza pratica di sforzi concreti fra i partiti del popolo, per avviare i primi passi di quelle riforme strutturali, capaci di dare un contenuto integrale alla nostra democrazia”.

Naturalmente, Dossetti vedeva come il fumo negli occhi la collaborazione della DC con i partiti di ispirazione laica e liberale, sicché la sua opposizione alla politica degasperiana fu intransigente. Questa opposizione aveva precise radici ideali e politiche. Dossetti e i suoi amici ritenevano infatti che i valori cristiani fossero in contrasto più con il capitalismo che con il comunismo; essi pensavano che l’azione della Chiesa dovesse “avere per asse la classe operaia”, e che occorresse “distruggere le grandi proprietà”. Inoltre, Dossetti e i suoi amici consideravano l’Unione Sovietica più sana e vitale degli Stati Uniti d’America.

In una Inchiesta sull’America pubblicata nel 1947 su Cronache sociali (rivista del gruppo dossettiano), si denunciava, negli Stati Uniti, “la unilateralità della concezione della vita intesa soltanto come occasione per agire; la mancanza di grandi passioni spirituali; la mancanza di pudore in ogni senso (); la mancanza della capacità di sentire il fascino che è nei piccoli fatti dell’esistenza quotidiana; insomma la sproporzione tra lo sviluppo tecnico ed economico e il raffinamento della sensibilità intellettuale e morale”. Con la conclusione che “taluni segni, come un certo estremismo irrazionale di critica e di opposizione all’esperimento sociale rooseveltiano, una certa involuzione della legislazione sul lavoro, una certa ingenuità grossolana e aggressiva della polemica anticomunista”, facevano ritenere che l’America si stesse avviando “verso una specie di fascismo”, e che sul piano dei rapporti internazionali, essa avesse “ormai smarrito le vie della pace”. Era un articolo che avrebbe potuto figurare sulla rivista di Togliatti Rinascita.

Di Giuseppe Bedeschi, in www.ilgiornale.it. del 28/01/2026

4 pensiero su “Fu Dossetti il “padre” del cattocomunismo!”
  1. Io li continuo a chiamare cristiano-democratici poiché per loro la verità risiede solo nel numero e furono i precursori del relativismo (la Dc come partito che ha sempre rappresentato questo pensiero nl 1967 ha rigettato la cultura cattolica ) la verità li ha sempre imbarazzati e le correnti di pensiero della sinistra cristiana e non cattolica (nella cultura e nella politica) sono state attratte dal marxismo grazie a Croce che con il suo liberalismo e non conservatorismo ha spinto questa tendenza verso l’abbraccio naturale fra cristianesimo e comunismo in politica che è stato un abbraccio mortale tra giacobinismo e marxismo con la morte della “democrazia” Complimenti a Don Lillo

  2. In verità anche il liberalismo di De Gasperi era molto inquinato di statalismo. Tant’è vero che il ritorno di Don Sturzo fu tollerato, ma messo da parte come una persona ormai vecchia da rispettare ma non da ascoltare. Credo che il vero spartiacque per il Cattolico si gioca tra lo Statalismo e la società libera dove Regna Dio. Nel Padre Nostro recitiamo venga il Tuo Regno……… non i regni di questo mondo. San Paolo raccomanda ai primi cristiani di obbedire alle leggi, eppure ci furono da subito i martiri. Infatti quando l’obbedienza a Dio E la sottomissione a Cesare diventano conflittuali, allora ci troviamo nella posizione finale in cui si sono sempre trovati i martiri: varcare la soglia per non tradire Cristo Re non sicuri di vincere, ma certi di restare fefeli: Oppure restare nella statolatria, al di qua al calduccio, illudendosi di sopravvivere.

  3. In contrapposizione evidente a Dossetti e al cosiddetto *fumo negli occhi* del suo pensiero secondo cui lui e i suoi amici ritenevano che i valori cristiani fossero in contrasto più con il capitalismo che con il comunismo; e , dunque , pensavano che l’azione della Chiesa dovesse “avere per asse la classe operaia”, e che occorresse “distruggere le grandi proprietà”, risponde sonoramente l’enciclica del Papa Pio XI con la sua “quadragesimo anno” , laddove al punto 47 così si legge : Per contenere poi nei giusti limiti le controversie, sorti ultimamente intorno alla proprietà e ai doveri a essa inerenti, rimanga fermo anzitutto il fondamento stabilito da Leone XIII: che il diritto cioè di proprietà si distingue dall’uso di esso (enc. Rerum novarum, n. 19). La giustizia, infatti, che si dice commutativa, vuole che sia scrupolosamente mantenuta la divisione dei beni, e che non si invada il diritto altrui col trapassare i limiti del dominio proprio; che poi i padroni non usino se non onestamente della proprietà, ciò non è ufficio di questa speciale giustizia, ma di altre virtù, dei cui doveri non si può esigere l’adempimento per vie giuridiche (cfr. enc. Rerum novarum, n. 19). Onde a torto certuni pretendono che la proprietà e l’onesto uso di essa siano ristretti dentro gli stessi confini; e molto più è contrario a verità il dire che il diritto di proprietà venga meno o si perda per l’abuso o il non uso che se ne faccia….
    La questione rimane sempre la stessa , per tutti gli uomini di tutte le epoche : il banco di prova è sempre il denaro e il suo uso … … Adveniat
    Maria Concetta Bottino

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