Mer. Ago 26th, 2026

Il Woke al centro del dibattito politico. Chi lo rinnega e chi lo difende.

E’ davvero curioso rilevare una singolare convergenza tra l’idea anglosassone di woke (dal verbo inglese wake, “sveglio”) e l’idea musulmana di nahda (risveglio). Il primo auspica il risveglio ideologico della sinistra che faccia crescere una forte consapevolezza verso i problemi sociali, le disuguaglianze, le discriminazioni, il razzismo, il sessismo, i diritti della comunità LGBTQ+, il gender. Nato nel contesto della comunità afroamericana, il wokeè la bandiera dei movimenti di sinistra e progressisti di tutto il mondo.  Il secondo, la nahda è un movimento di risveglio culturale e, soprattutto, politico dell’islam. Nato con la fine dell’impero ottomano è stato espresso dalla Fratellanza Musulmana egiziana e, quindi, diffuso nei paesi del Maghreb. Anche l’islam della regione indiana ha formulato la sua nahda attraverso Jamaat e-Islami, una miriade di partiti politici che, come la Fratellanza, sono fioriti tra la metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo. Intellettuali come Hasan al_Banna, Sayyid Qutb, in Egitto e Abu A’la Maududi in Bangladesh insieme ad altri teologi e pensatori musulmani, hanno rilanciato l’islam e curato le diaspore musulmane in occidente per rinvigorire la fede nel destino dell’islam cioè “la conquista del mondo”.

Cos’hanno in comune? Il woke e la nahda dividono l’umanità su base manichea, ci sono gli oppressi e gli oppressori. Non è data altra possibilità di collocazione. Secondo il woke lo schiavismo, il razzismo, il colonialismo delle democrazie occidentali vanno ripudiati e rinnegati, inginocchiandosi a chiedere perdono per i crimini del passato, diffondendo una sorta di ansia di espiazione religiosa per i peccati commessi contro neri, indigeni, diversi, indios, donne, l’ambiente.  La modernità occidentale, si è sviluppata basandosi sul principio di immanenza, che non è un principio razionale perché si fonda sull’assioma indimostrato che la realtà della vita sia tutta qui, nessun cielo sopra di noi, nessun inferno sotto di noi, nessun futuro oltre il tempo, nessuna speranza ultraterrena. Una tale visione ha prodotto l’ideologia woke, che individua i nemici da annientare per creare un mondo perfetto, nei maschi, bianchi, eterosessuali, cristiani, colonizzatori, prestando fede ai luoghi comuni della leggenda nera sulla Chiesa Cattolica, elaborata dall’illuminismo. La natura dell’occidente progredito è imperiale e violenta, i paesi poveri del Sud nom possono che porre in essere la reazione dell’oppresso. Il woke deve espiare, abbatte le statue di Cristo, quelle di Cristoforo Colombo, corregge le opere di William Shakespeare, fa Gesù Bambino nero etc…. il woke è una guerra di liberazione. Anche l’islamismo è manicheo, afferma lo scrittore Pier Luigi Petrillo “l’Ayatollah Khomeini divide la società in due classi contrapposte: i mostazafin, gli oppressi, contro i mostakberin, gli oppressori. Come i Sans-culottes giacobini…, i mostafazin di Khomeini diventano i principali destinatari della rivoluzione islamica”. La lotta di liberazione della Palestina incarna questo manicheismo, per cui i palestinesi sono, innanzitutto, il simbolo della lotta contro “l’Impero”. Il wokismo progressista converge, per il momento, con il nahdismo islamista, sulla loro strada incrociano lo stesso nemico, l’occidente crociato, causa di tutti i mali della storia e della terra. 

Un Testo fondamentale. I nostri atenei universitari, primi fra tutti i più blasonati ed esclusivi fra quelli USA, si sono nutriti del verbo di Franz Fanon che nel suo celebre “I Dannati della Terra” (1961) descrive un mondo diviso tra oppressi e oppressori, tra il bene e il male, “il colonizzatore è l’elemento corrosivo che distrugge tutto ciò che gli si avvicina“, la violenza è la reazione naturale contro i colonialisti. Fanon è il riferimento dei sostenitori di Hamas, dei pro-pal e dei rivoluzionari islamici, dei pasdaran iraniani, della sinistra woke mondiale che iscrive Hamas e Pasdaran fra gli oppressi e ne giustifica la violenza ed il sangue che provocano. Il wokismo si identifica nell’introduzione che Jean Paul Sartre fa al libro di Fanon: “Abbattere un europeo significa prendere due piccioni con una fava. Restano un uomo morto ed un uomo libero“. Gli fa eco Fanon “la vita può sorgere solo dal cadavere in decomposizione di un colono“. La visione manichea che fluisce da questa ideologia, è similare per il woke e per la nahda, per cui i paesi poveri sono buoni per principio e quelli ricchi intrinsecamente perversi per vocazione.  Sono ammesse solo due categorie, oppresso-oppressore, liberazione-repressione, debole-potente, povero-ricco. Da questo crogiuolo ideologico nasce la teoria di una ribellione permanente che generi il brodo culturale idoneo a trasformare il mondo, scrive Gilles Kepel  “Il conflitto israelo-palestinese materializza ed esacerba la frattura fra quelle due entità – Israele è identificato con il Nord e la Palestina con il Sud” non si tratterebbe quindi di un conflitto regionale ma dello scontro tra il Nord opulento e oppressore, e il Sud globale povero e oppresso. 

Conclusione. Il woke odierno sembra essere in crisi. Alcuni paladini di ieri negano la sua esistenza, come accaduto per il gender, altri affermano che non è un elemento fondamentale del pensiero progressista. Secondo lo scrittore algerino Boualem Sansal, il wokismo occidentale è una forma di suicidio “L’autoflagellazione sta guadagnando terreno in tutto l’Occidente e sta diventando un pericolo. Non capisco perché i governi non siano preoccupati per questa epidemia galoppante e non stiano intraprendendo alcuna azione per prevenire i disastri che alla fine causerà. Possiamo cominciare a credere che l’Occidente si stia suicidando e nel modo più divertente. Buon affare per i Brics e gli islamisti che sognano una grande sostituzione. Siamo sopraffatti dalla paura. E la paura provoca nell’uomo come negli animali l’una o l’altra reazione, o anche entrambe allo stesso tempo: il soggetto diventa violento e attacca o si sottomette alla paura e arriva a mutilarsi per mostrare la propria sottomissione. L’autoflagellazione e il wokismo sono atti di automutilazione simbolica, esprimono espiazione, sottomissione, preparazione al suicidio liberatorio”. L’islamismo della nahda plaude alla deriva morale e spirituale dell’occidente, e considera gli occidentali degli smidollati così come i saraceni, nell’VIII-X secolo, consideravano i “rumi” (i romani bizantini) dei rammolliti. Il punto di convergenza tra woke e nahda si chiama islamo-gauchisme (islamogoscismo), nato nel 1979 e consacrato nel 1994 dall’edizione del libro “The Prophet and the Proletariat” del trotskista Chris Harman. 

Dopo che Donald Trump ha tagliato i fondi federali ai programmi di Diversità, Equità e Inclusione con il “Cuts to Woke Programs“, anche in Italia il wokismo è andato in crisi. Certi sinistri negano di averlo mai incontrato e conosciuto, per indifferenza al principio di non contraddizione, gli islamisti invece negano, in virtù della taqiyya, l’arte della menzogna e della dissimulazione, che esista qualcosa che somigli all’islamo-goscismo (incontro tra islamismo e sinistra woke). Cosa volete farci è l’era della post-verità.

Paolo Piro

per approfondire: Antonio Malo, Vittime e Oppressori, EDUSC, 2024.

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