Dom. Feb 8th, 2026

La crisi demografica è un fenomeno che riguarda l’intera umanità. La Population Division dell’ONU, nel luglio scorso, ha pubblicato un rapporto secondo cui la popolazione non toccherà più i 10 miliardi previsti per il 2100, anzi, si paventa il “collasso della popolazione mondiale”. Trent’anni prima di fine secolo inizierebbe un declino planetario già in stato avanzato in Occidente, Cina, Russia e, parzialmente, in India, una inesorabile decrescita demografica. Ma c’è di più, uno stimato e noto giornalista del New York Times, Ross Douthat scrive che, dati alla mano, negli Stati Uniti, la fascia sociale radical chic ed il relativo elettorato, fanno meno figli di tutti gli altri, che già ne fanno pochi. Sintetizzando, fare figli sarebbe conservatore mentre i progressisti rischiano l’estinzione. Sarà per questo che strizzano l’occhio agli immigrati? I quali, però, mostrano generalmente cultura e costumi del tutto inconciliabili con quelli della sinistra, soprattutto in tema di famiglia. Secondo “IL FOGLIO” del 6 settembre 2025, un discorso analogo vale anche per l’Europa: “Un’analisi su dati dell’European Social Survey (Ess) pubblicata alla fine del 2024 mostra un trend che va in quella direzione anche nel nostro continente… Il pessimismo autolesionista, un mix tossico fatto di ecoansia strutturale, catastrofismo perenne, generica angoscia per il futuro, ha certamente giocato un ruolo in queste dinamiche”. Pare che il pessimismo, la mancanza di speranza, una visione culturale materialista, un immanentismo senza prospettive, deprimano la fecondità. La paura di mettere al mondo dei figli “in un mondo così brutto” è diventata moda diffusa, un classico del pensiero corrente, che dalle fasce sociali più chic è arrivato ai ceti medi che l’hanno fatto proprio, inverato e diffuso. Sembra non esserci un buon motivo per nascere soprattutto da parte di chi passa il tempo a condurre le più svariate battaglie per i diritti civili. “Più si conduce una vita progressista, dice Douthat, meno sarà probabile avere figli”, non è neanche un problema di status economico, è una questione di modo di pensare, di stile di vita, cioè nel senso più genuino, di cultura. John Bud Mardoc, del Financial Times, aveva già trattato il tema demografico dimostrando la mancanza di incisività, se non l’irrilevanza, delle politiche familiari dei Paesi occidentali sulla crisi demografica. In un suo secondo intervento Murdoc ha rilevato come, fino agli anni ’80 del XX secolo, i due elettorati, conservatore e progressista, facevano, più o meno, lo stesso numero di figli. Oggi, le fasce sociali che votano conservatore hanno superato il popolo progressista, rafforzando la tesi di Ross Douthat.  Il demografo Roberto Volpi, rincara la dose prospettando un futuro cupo non per pessimismo, ma per calcolo. Il mondo sta vivendo una “Fertility transition” un passaggio a tassi di fertilità bassi che nelle varie aree del pianeta viene vissuto con tempistiche peculiari. In Occidente ed in Italia in particolare, con tassi che toccano punte di 1,2 figli per donna, il collasso della popolazione è in stato avanzato. Brasile, Messico, Indonesia ed altri sono da poco entrati in area “transizione”. Altri Paesi come quelli africani che sembrano opporsi alla denatalità, in realtà completeranno il passaggio alla “fertilità bassa” dopo il 2050. “Viviamo in un mondo interconnesso; agiamo in una popolazione mondiale che mai è stata in movimento più di oggi”, si potrebbe aggiungere che mai come oggi gli equilibri geopolitici sono stati così fluidi e lontani dall’assestarsi, in tale quadro sembra emergere “una linea tendenzialmente univoca ch’è appunto quella della compressione della fecondità, ovvero della fertility transition: tutto il mondo, tutta la popolazione del mondo va in questa direzione”.  La politica pare non farsene carico, soprattutto in Italia che rappresenta una punta dell’iceberg, dove la sinistra radicalizza sempre più le sue posizioni antinataliste, divorziste, abortiste ed antifamiliari e la destra sembra non porsi l’enorme problema del crollo demografico, inseguendo progetti legislativi poveri di fantasia,  “perché le perdite maggiori della fecondità si riscontrano nei paesi in cui le politiche di sostegno alla natalità sono in vigore da più tempo… questo non succede perché quelle politiche sono controproducenti, ma perché hanno dato quello che potevano dare e ora non funzionano più”, si direbbe che sono “pannicelli caldi”. In questa infelice prospettiva la notizia che i progressisti sembrino autosterilizzati, tranne i più ricchi che possono comprare all’estero, può apparire come una buona notizia, in realtà è solo un crollo, la caduta al suolo di chi, per ideologia, da sempre, si è impegnato a segare il ramo sul quale tutti siamo seduti, ed oggi il ramo si sta per spezzare! Nel 2006, alla mostra del cinema di Venezia, fu presentato e premiato un film distopico con Clive Owen, “I Figli degli uomini”, la descrizione di un mondo in cui non nascono più bambini… chi salverà l’umanità? Una donna con in grembo un bambino. Il mondo della cinematografica, progressista per vocazione, non trovò di meglio che fare culminare la trama reiterando una storia che ben conosciamo, l’unica storia di salvezza che funziona!

Società Domani

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