Gio. Set 17th, 2026

“Il pericolo che l’umanità diventi vittima delle sue stesse conquiste era già stato colto con lucidità da San Paolo VI, quando avvertiva che «i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo», così si esprime Papa Leone XIV nella sua recente enciclica Magnifica Humanitas a proposito della custodia della persona umana al tempo della IA, “Per questo il progresso tecnico, in sé prezioso, chiede un discernimento sulla visione antropologica che lo guida e sui fini che persegue. Se lo sviluppo tecnologico procede senza un’adeguata maturazione etica e sociale, può accadere che aumentino i mezzi senza che cresca in pari misura l’umanità: si “ha di più” ma non si “è di più”, e la persona rischia di essere valutata soprattutto in base alle prestazioni che garantisce”. (MH n.94). Di questo rischio si è reso conto Jacob Coxon, ricercatore britannico, specializzato nel pre-addestramento dei modelli di intelligenza artificiale, il quale ha annunciato le sue dimissioni da Antropic e, prima, da OpenIA, lanciando un avvertimento diretto, secondo cui le grandi aziende del settore IA si stanno muovendo verso una inesorabile corsa verso la super-intelligenza autosufficiente, senza misure di sicurezza necessarie, attentando alla vita umana in maniera e giocando d’azzardo con le  vite umane. Come non riflettere, allora, sui reali rischi da cui ci mette in guardia la voce di una coscienza etica? Nel suo Magistero, Papa Leone insiste molto nel considerare l’uomo come “il tutto che è più delle parti”, ponendo l’accento sulla ricerca del Bene Comune “che dà vita a un popolo, inteso non come semplice somma di individui, ma come realtà viva in cui le persone imparano a riconoscersi legate le une alle altre e corresponsabili della res pubblica. In questo senso, ogni persona contribuisce a costruire il proprio popolo con «un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia».  Lavorare insieme alla ricerca del bene di tutti significa avere un progetto condiviso. È evidente che tra le diverse persone ci sono molte differenze ideologiche e pragmatiche, ci sono interessi diversi e frequenti contrasti, ma ciò non vuol dire che sia impossibile un percorso di dialogo per configurare una base di consenso che permetta di costituire un progetto per tutti e di camminare insieme. (MH n.62).  Purtroppo, negli ultimi decenni, si   è esteso rapidamente e senza opportuna vigilanza un uso smodato e una spropositata diffusione dell’intelligenza artificiale, delle scienze cognitive, della nanotecnologia, della robotica e della biotecnologia. Di per sé, tali innovazioni possono ritenersi e diventare un grande aiuto per lo sviluppo umano e per la cura della vita ma, proprio per il loro potere, possono agire come un acceleratore del paradigma tecnocratico e perciò hanno bisogno di un nuovo quadro spirituale, etico e politico. La IA sviluppa un potere mai sperimentato prima, ma “Più potente non significa necessariamente migliore. In questo senso, rimangono attuali le parole di Romano Guardini: “«L’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza» (MH n.92).  Jacob Coxon pone in evidenza valori e coscienza, il suo gesto può avere un valore profetico, vuole dire che il progresso può essere un’illusione e portare ad una disumanizzazione mortale. Jacobs Coxon decide di lasciare rinunciando a compensi milionari, uno dei ricercatori più talentuosi dell’azienda Antropic sui modelli della superintelligenza, fa una denuncia che fa discutere: «Le persone che costruiscono l’IA credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio». Pochi giorni prima delle dimissioni di Coxon, anche Jakub Pachocki, capo della ricerca di OpenAI che lo scorso luglio aveva chiesto un quadro di regolamentazione per la IA, ha ammesso pubblicamente che nessun laboratorio ha finora risolto il problema dell’allineamento, ossia la garanzia che un’IA segua sempre i valori e le intenzioni umane. A dare sostegno alla tesi di Coxon è intervenuto pubblicamente Evan Hubinger, ricercatore di Anthropic specializzato nella sicurezza dei modelli, il quale ha detto di ritenere superiore al 10% la probabilità che le IA possano causare l’estinzione dell’umanità entro i prossimi dieci anni confermando quanto detto da Coxon. Il controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati e della capacità di calcolo non è appannaggio degli Stati, ma di privati, grandi poteri economici e tecnologici che, di fatto, fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione. Quando un potere di tale portata si concentra in poche mani, tende a farsi pericoloso e a sfuggire al controllo pubblico, e cresce il rischio di uno sviluppo distorto che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze. Nel suo appello finale, Jacob Coxon si è rivolto direttamente ai colleghi ricercatori, chiedendo loro se sia davvero opportuno avviare ulteriori esperimenti di apprendimento per rinforzo su sistemi superintelligenti senza comprendere a fondo il loro funzionamento. Ha anche auspicato accordi di moderazione tra i laboratori americani o, in alternativa, un intervento governativo diretto che imponga un blocco temporaneo agli addestramenti oltre una certa scala. Una proposta alla quale hanno risposto, sul piano legislativo, i parlamentari USA Bernie Sanders e Greg Casar presentando, lo scorso 3 settembre, una proposta di legge denominata Ban Artificial Superintelligence, che vuole  sospendere, temporaneamente, lo sviluppo dei sistemi più potenti! In questa epoca che alcuni chiamano “l’era del caos” la voce del giovanissimo Jacob Coxon (27 anni) potrebbe risuonare come la stessa voce del profeta biblico Amos: “…scorra piuttosto il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne” (5,24), gli fa eco Papa Leone: “Non è possibile dare una definizione univoca e completa dell’IA. Ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana. Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana. Nel farlo, spesso la superano per velocità e ampiezza di calcolo, offrendo benefici concreti in numerosi campi. E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze. Possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ciò che producono, perché non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente. Anche quando tali strumenti vengono presentati come capaci di “apprendere”, il loro modo di farlo è diverso da quello della persona umana. Non è l’esperienza di chi si lascia plasmare dalla vita e cresce nel tempo attraverso scelte, errori, perdono, fedeltà; è piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri, che può essere molto efficace, ma non implica una crescita interiore (MH n. 94). L’avvento della IA annuncia il confronto tra uomo e macchina, una sfida che può spingere a riflettere sulla necessità di compiere uno sforzo epocale che riporti l’educazione, la formazione, la scuola, l’università, gli enti educativi al centro degli interessi del Bene Comune. Abbiamo bisogno di giovani, di donne e di uomini liberati da sessantottismi, ideologismi e relativismi, capaci di pensare, e pensare criticamente, in grado di non subire la disinformazione che con la IA è diventata dilagante. Papa Francesco parlava del nostro tempo come di un cambiamento d’Epoca dov’è in gioco una incalzante serie di trasformazioni dense, al contempo, di promesse e di minacce sotto il profilo morale, culturale, geopolitico, ambientale, etc… quindi pure sotto il profilo spirituale ed esistenziale. L’IA è un mimete, cioè un meccanismo di imitazione, pertanto può considerarsi un errore definirla intelligenza. L’intelligenza, quella vera, ha a che fare con la capacità di leggere dentro, una facoltà che solo l’essere umano possiede.  L’esercizio dell’intelletto è un atto importante, integralmente legato alla vita umana, che implica anche aspetti relazionali e vitali, l’apertura alla dimensione credente e alla dimensione dell’Altro e dell’Oltre, alla capacità, cioè, di mettere in atto un pensiero credente e una fiducia pensante. Conoscere non significa processare miliardi di informazioni, conoscere significa anche meditare e calcolare, confrontarsi con la Vita vera, la quale non può ridursi a mero artifizio, poiché l’essere umano non è fatto di algoritmi e silicio, ma di tessuto agapico nella cui filigrana si scorge la stoffa divina. 

Maria Concetta Bottino 

2 pensiero su “IA, TRA MINACCE E PROMESSE”
  1. L’ia è uno strumento molto utile se utilizzata per la giusta causa.
    Se utilizzata per ciò che l’uomo può semplicemente far da solo,questa è già una dimostrazione che l’uomo in balia di una teconologia avanzata e al giorno d’oggi indispensabile per motivi sociali,lavorativi,di studio ecc…,perde la cognizione e l’essenza di essere un essere umano creato da Dio,biologicamente e spiritualmente un capolavoro,capace di pensare,agire e fare cose straordinarie anche senza dover obbligatoriamente far uso della tecnologia.
    Questo articolo spiega proprio l’incapacità dell’uomo a comprendere che Dio l’ha creato a sua immagine e somiglianza con una precisione e un amore tale da renderlo un capolavoro di carne e spirito,capace di pensare,agire,provare emozioni e di non aver bisogno per forza della tecnologia,in questo caso l’IA,anche per cose banali.
    Detto questo la tecnologia va usata in modo giusto,però la nostra natura da creature create con corpo,mente e spirito non è deve essere mai sostituita,perché siamo già un capolavoro così come Dio ci ha creati.
    Gloria al padre,al figlio e allo spirito santo
    Adveniat Mariam

  2. L’ autrice dell’articolo ha già espresso in modo esaustivo la finalità positiva ma anche la criticità ed i limiti oggettivi della IA, lo stesso Segretario di Stato Vaticano Card. Parolin ha messo in guardia dalla pericolosità dell’uso improprio e sostitutivo della IA rispetto alla razionalità che la persona umana deve esercitare, per fare appieno il bene, cosa impossibile, per qualsiasi macchina come espresso nell’articolo.

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