Mar. Ott 20th, 2026

La copertina e il titolo del libro suggeriscono la trama di un triller. Gli inganni, di solito, ispirano gialli, spy story, ricostruzioni di intrighi politici internazionali. Il libro di Francesco Panasci è nessuna di queste cose. L’Inganno rosso è la descrizione, in chiave del tutto originale, del pervasivo “potere della superiorità morale”. La sintetica definizione è nella prefazione di Paolo Liguori, il quale descrive le caratteristiche di un potere che: “non governa direttamente e non risponde dei risultati concreti delle decisioni prese, ma che esercita un’influenza profonda attraverso il giudizio, l’autoassoluzione e la delegittimazione sistematica del dissenso. Un potere che trasforma l’opinione divergente in colpa, l’obiezione in sospetto, la critica in devianza”. Questo potere pur avendo uno stile sovietico è dolce e discorsivo, non ti uccide, ti espelle, non ti tortura, ti ignora e ti fa ignorare, se ti penti, ti accoglie, includendoti dalla “parte giusta della storia”. E’ un potere elegante fatto di premi letterari, cattedre universitarie, direzione dei quotidiani, visibilità mediatica, finanziamenti di progetti emeriti, kermesse cinematografiche, premi alla carriera, riconoscimenti vari ed eventuali… a patto che ti comporti bene!  Perché “Inganno”? Perché questo potere riesce a confondere i carnefici con le vittime, i vandali con i vandalizzati, trasformando le vittime in colpevoli, rimborsa i ladri e si impietosisce dei borseggiatori e degli stupratori, ritenute persone fragili, “nell’inganno morale, il fragile serve a questo: giustificare scelte sbagliate, silenziare il dissenso… il fragile nella narrazione deve restare fragile. Non deve emanciparsi. Non deve riuscire. Non deve uscire dalla categoria”. Il potere ha costruito strutture ad hoc come lo ZEN di Palermo, progettato affinché “migliaia di persone vivessero senza bellezza, senza piazze vere, senza luoghi di incontro, senza orizzonti” (Maurizio Zoppi), il potere ha bisogno di chi permanga in tale disagio.  L’Inganno persevera nella cronaca di ogni giorno, nutrendoci di narrazioni, non di fatti. Gianni Vattimo aveva lanciato l’avvertimeno: “non ci sono fatti ma solo interpretazioni”. Un potere che ha bisogno di poveri e di vittime fisse “come i fragili, anche la povertà funziona meglio se non si risolve… è una condizione da amministrare, un tema da usare, un problema da raccontare, non da chiudere” povertà permanente per tanti! “I buoni”, che gestiscono il potere, giudicano tutto da “una posizione sociale” elitaria, per lo più posizionata in ZTL. E’ “Il Potere dei Piu’ Buoni”, direbbe Giorgio Gaber. “Il popolo non è un interlocutore, è un argomento teorico” e, aggiungerei, retorico, ad uso radical chic. “La cultura non nasce rossa. La cultura nasce libera”, ma da quando Gramsci ha insegnato a odiare gli indifferenti cioè, chi non la pensa come “loro”, la cultura è solo rossa, l’egemonia culturale non vieta, seleziona, anche i colori, ama l’arcobaleno ma, di fatto, è monocromatica “Il pluralismo viene celebrato. Ma non praticato”. Il potere della superiorità morale ama godere di tutti i vantaggi e le comodità che l’Occidente progredito dispensa ma, al contempo, pratica il più radicale disprezzo per la sua storia, il suo passato, le parole “identità” e “tradizione” anathema sint! Le parole “falso” e “vero”, sono sostituite da “vecchio“ e “nuovo”. L’Europa, alias Unione Europea, “stabilisce vincoli, impone linee guida, definisce linguaggi, decide cosa è accettabile” e quando la decisione è antipopolare: “lo vuole l’Europa!”, e quando non funziona: “ci vuole più Europa!”. “L’immigrazione è il tema su cui l’inganno morale ha trovato il suo campo più fertile”, è il tema dove il potere arruola il Papa fra “i più buoni” mentre, a proposito di aborto, eutanasia, matrimonio, lo pone fra “i più cattivi”. Il potere ha anche la sua arena, il suo Colosseo con tanto di bestie feroci, è il talk show che sbrana, processa, assolve e condanna, “nulla nei talk show è casuale: la scaletta, gli ospiti, le immagini di apertura, i tempi di parola, le interruzioni. Il conduttore non modera. Dirige”. E’ un teatrino serale che biasima, elogia, condanna, assolve e, intanto, “costruisce senso comune”. Le Università, questi “luoghi servili” come scrive Geminello Alvi, non formano ma conformano, “dovrebbe essere il luogo del pluralismo più radicale” invece “La formazione sostituisce il pensiero, il conformismo diventa virtù”. Il potere della superiorità morale vuole “leader politici senza esperienza di vita”, li preferisce senza idee, senza ideali, senza identità, senza un passato e senza un futuro, per meglio avvicendarli ed asservirli. Non liberali, né cattolici, né socialisti, né repubblicani e neanche progressisti, vuole “uomini per tutte le stagioni”, pronti a obbedire. Il testo scandaglia l’inganno morale e l’alibi della superiorità etica, l’ipocrisia verso i poveri e la gestione simbolica della fragilità, Il ruolo delle élite culturali e mediatiche, Il conformismo e l’autocensura. Come uscire dall’Inganno lo lasciamo alla curiosità del lettore, intanto, ringraziamo Francesco Panasci per il lavoro e la pazienza con cui ha descritto, in modo ritmico, leggero ed energetico, la tessitura di una trama che pervade la cultura corrente in cui siamo immersi e da cui, spesso, siamo sommersi.  Buona Lettura!!!

Paolo Piro

FRANCESCO PANASCI, L’Inganno Rosso, Edizioni Panastudio, Palermo, 2026, pag. 180, Euro 16,00.

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