
Se fossi andata oltre, quando sentii l’odore di quella donna che era stata divorata dai topi, quando vidi il suo viso ,le sue gambe, oggi non potrei essere una missionaria della Carità. Ma io mi voltai indietro, la feci alzare e la portai all’ospedale locale. Se non l’avessi fatto ,la Congregazione sarebbe morta .Il sentimento di ripugnanza è umano, ma se riusciamo a vedere il volto di Gesù in quella maschera dolorosa siamo santi. ( Madre Teresa di Calcutta)
Agnes Gonxha nasce il 26 agosto del 1910 a Skopje, in Macedonia ex Jugoslavia da una famiglia di origine albanese; a 18 anni decide cosa fare della sua vita. Era suo confessore, padre Jambretovich, sua guida spirituale, il quale lavorava instancabilmente per la causa missionaria. Un giorno Agnes gli chiese: “come posso sapere se Dio mi chiama?”. La riposta fu : “Attraverso la gioia. Se il pensiero di dedicare la vita a Lui e ai fratelli suscita gioia e pace, esistono valide ragioni per ritenere che Dio chiami”. Così Agnes lascia la sua famiglia per diventare missionaria. Entra nel convento delle suore di Loreto a Rathfarnam (Dublino), in Irlanda, dove riceve il nome di Mary Teresa. Tuttavia, il luogo che Madre Teresa sceglie per il suo servizio è l’India, ma dice: ” Puoi trovare Calcutta in tutto il mondo se hai occhi per vedere. Dovunque ci sono i non amati, i non voluti, i non curati, i respinti, i dimenticati…”. Nel 1948, lascia l’ordine per fondare le Missionarie della Carità, un’organizzazione dedicata al sostegno dei poveri, degli emarginati e dei malati terminali. Durante un viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling, riceve quella che lei chiama “la chiamata nella chiamata” e decide di dedicarsi agli ultimi. La sua missione diventa andare verso i più poveri, gli emarginati, quelli che ogni giorno muoiono ai bordi delle strade o nell’immondizia, perché non c’è nessuno che si prende cura di loro. Per fare questo esce dal convento, impara le nozioni sanitarie di base e poi a Calcutta improvvisa una scuola all’aperto, per i più poveri. Ciò lo si legge da alcune lettere e scritti di Madre Teresa alle sue sorelle. Quando vide dove i bambini dormivano e mangiavano, fu assalita dall’angoscia. Impossibile trovare povertà peggiore. Eppure loro erano felici. La prima volta che lei li incontrò non erano affatto contenti. Iniziarono a saltare e cantare solo quando mise la sua mano nelle loro manine sporche. Da quel giorno la chiamarono Ma, che significa madre.Ella si rimboccó subito le maniche, sistemò la stanza, trovò dell’acqua, una scopa ed iniziò a spazzare il pavimento…. Stettero a guardarla a lungo. Vedendola allegra e sorridente le ragazze cominciarono ad aiutarla ed i ragazzi portarono altra acqua. Dopo due ore la stanza era stata trasformata in una pulita aula scolastica. Si dedica ad essi, ai suoi alunni poveri di Calcutta. Il suo esempio spinge altri ad aiutarla: nasce così la prima comunità delle Missionarie della Carità. Particolare attenzione è data ai malati, che spesso vengono abbandonati per le strade. Apre una casa per coloro che stanno morendo abbandonati (Kalighat); apre una casa anche i bambini abbandonati; si dedica ai lebbrosi. Lei sosteneva l’amore per i poveri e per i ricchi. Nel 1973, durante un incontro a Milano organizzato dal Centro Missionario Pime, ad una domanda su questo tema, affermò che “le sorelle sono diventate un ponte sul quale i poveri e i ricchi si incontrano e si aiutano reciprocamente. Io penso che questo amore porterà la pace nel mondo, perché la conoscenza l’uno dell’altro è amore e l’amore è servizio”. D’altro canto, alla luce degli insegnamenti di madre Teresa, che ha incarnato la vera e autentica “sociologia del soprannaturale” è possibile vedere il volto del Signore sui volti degli uomini! Nell’amore per i poveri e la libertà di mettersi al loro servizio. Nella pratica delle opere di misericordia, nel primato della scelta di amare. È lì che bisogna cercare i tratti del suo volto, lo si deve cercare nei volti e nella vita di coloro che hanno un’esistenza molto colpita e piena di sofferenze ,in coloro che non hanno ricevuto la loro parte di felicità: i popoli che hanno fame, quelli che non ricevono il giusto salario e imputridiscono nella miseria proprio nel cuore delle nostre città, quelli che sono stati parcheggiati nei campi profughi e sono obbligati a mendicare, coloro che si trovano in un letto di sofferenze, quelli che vivono per la strada ,i carcerati soli, quelli che sono perseguitati a causa della loro razza e della loro religione ,gli abbandonati nella solitudine e vecchi. Per il suo impegno sociale verso i meno fortunati Madre Teresa è stata una luce. La vicenda personale, la sua testimonianza di vita, “la sua chiamata nella chiamata”[1] evidenziano una scelta totalizzante che ha coinvolto il lavoro quotidiano, la passione e l’amore per l’uomo, per gli altri, per l’umanità debole e sofferente e per quanti sono nelle tenebre. Per questo Madre Teresa scrive: “Se mai diventerò una santa, sarò di sicuro una santa dell’oscurità, del silenzio, sarò continuamente assente dal Paradiso”. Lei ammoniva ogni persona a cercare la grazia che salva l’uomo e che costituisce una comunicazione del Verbo all’uomo mediante l’umanità di Cristo attraverso il silenzio: scrive Madre Teresa: “Il frutto del silenzio è la preghiera, il frutto della preghiera è la fede, il frutto della fede è l’amore, il frutto dell’amore è il servizio, il frutto del servizio è la pace”[2]La filosofia di Madre Teresa è una filosofia dell’amore per la persona qualunque essa sia, da qualunque etnia, credo e condizione socioeconomica provenga. La sua attenzione per l’uomo, imago Dei, vuole sottolineare la tutela dei diritti umani e il rispetto per la diversità che tanto spaventa e che governa la vita degli uomini, eppure è nelle cose, nelle persone, dentro di noi. Il suo modello di vita, la sua profonda spiritualità, si caratterizzano per la difesa dei Diritti Umani e la passione per gli altri, specialmente quando gli altri sono i più deboli. Il suo credo fu sicuramente dedicarsi agli altri ed essere a servizio degli altri, con umiltà e mitezza perché, “senza la mitezza non potremo essere mai capaci di accettare gli altri, né amarli come Lui ama noi (…). Abbiamo bisogno di mitezza e di umiltà per poter mangiare il Pane della Vita. Abbiamo bisogno di mitezza e di umiltà se vogliamo nutrirlo nell’affamato”[3] Per Madre Teresa non vi è dignità umana e possibilità di libertà quando è negata l’istruzione che nutre la ragione e fa maturare un pensiero in autonomia. In particolare, secondo lei chi educa deve educare alla verità, alla giustizia, alla libertà, al rispetto della dignità della persona e dei suoi diritti inegoziabili. Ogni atto educativo può fiorire in un clima di libertà e di speranza responsabile, e ciò deve avvenire in tutte le istituzioni preposte all’educazione, evitando di manipolare la personalità che va guidata ed orientata allo sviluppo armonico affinché ognuno diventi quello che può essere, nell’espressione più ricca di tutta la sua umanità .Il nostro principale dovere consiste, nel diventare ciò che siamo, niente è più importante per ciascuno di noi che diventare umani. L’approccio sociologico di madre Teresa prevede una società in cui ciascuno sia considerato degno di rispetto perché è una persona e in cui ciascuno sia posto nella condizione di vivere in modo realmente umano, per costituire la più grande famiglia umana. Si può dire che la testimonianza di Madre Teresa e la Sua volontà di affermare un nuovo umanesimo relazionale e trascendente sono segnate da quattro punti essenziali:
-Il rifiuto degli antiumanismi di cui il secolo ventesimo è stato purtroppo testimone;
-Il rispetto e la difesa della vita e della dignità umana, nonché dei diritti fondamentali dell’uomo;
-Il rifiuto della disumana città dell’oggi e l’impegno per costruire la città fraterna dei popoli;
-Il primato dell’amore basato su una scala gerarchica di valori che ha il suo posto più alto nel rispetto per il prossimo, per l’uomo, imago Dei[4].
Per essere capaci di amare noi abbiamo bisogno di vedere, di toccare, di sentire, ecco perché , nelle Scritture, Gesù ha fatto dei poveri la speranza di salvezza per tutti e rispondeva: “Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto.”( Lc3,11). Emblematiche nelle parole di madre Teresa le continue esortazioni alla operosità e alla ricerca della pace : “ Dato che operate per la pace, perché non operate perché ci siano meno guerre? Se lavorate per la pace ,quella pace farà si che ci siano meno guerre. Ma io non voglio mettermi in politica, la guerra è frutto della politica, cosi io non voglio farmi coinvolgere. Tutto qui. Se mi impegnassi in politica, smetterei di amare, perché dovrei parteggiare per qualcuno e non per tutti. È questa la differenza[5].
Madre Teresa ci invita ancora oggi, come in una sorta di testamento spirituale , a non sottovalutare le azioni concrete e contingenti di lavoro per i poveri, esso rende la nostra vita qualcosa di bello per Dio.“ Sono solo una matita nelle mani di Dio.” Diceva. “L’importante è come permettiamo a Dio di disporre di noi, è ciò che Lui sta facendo attraverso di noi” L’umiltà̀ irradia sempre la grandezza e la gloria di Dio, perciò̀ non dobbiamo aver paura di rimanere umili e mettere in atto il nostro amore per Dio. Madre Teresa insegnava ad amare, condividere e gioire con il Signore per essere portatori di vita, anche attraverso la sua fervente lotta contro l’aborto, capaci di generare la ricchezza della famiglia umana, poiché “una delle più profonde povertà che l’uomo può sperimentare è la solitudine. A ben vedere anche le altre povertà, comprese quelle materiali, nascono dall’isolamento, dal non essere amati o dalla difficoltà di amare. Le povertà spesso sono generate dal rifiuto dell’amore di Dio, da un’originaria tragica chiusura in se medesimo dell’uomo, che pensa di bastare a se stesso, oppure di essere solo un fatto insignificante e passeggero, uno « straniero » in un universo costituitosi per caso. L’uomo è alienato quando è solo o si stacca dalla realtà, quando rinuncia a pensare e a credere in un Fondamento L’umanità intera è alienata quando si affida a progetti solo umani, a ideologie e a utopie false .Oggi l’umanità appare molto più interattiva di ieri: questa maggiore vicinanza si deve trasformare in vera comunione. Lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia, che collabora in vera comunione ed è costituita da soggetti che non vivono semplicemente l’uno accanto all’altro […]A questo riguardo, la ragione trova ispirazione e orientamento nella rivelazione cristiana, secondo la quale la comunità degli uomini non assorbe in sé la persona annientandone l’autonomia, come accade nelle varie forme di totalitarismo, ma la valorizza ulteriormente, perché il rapporto tra persona e comunità è di un tutto verso un altro tutto . […] la Chiesa stessa valorizza pienamente la “nuova creatura” (Gal 6,15; 2 Cor 5,17) che con il battesimo si inserisce nel suo Corpo vivo, così anche l’unità della famiglia umana non annulla in sé le persone, i popoli e le culture, ma li rende più trasparenti l’uno verso l’altro, maggiormente uniti nelle loro legittime diversità.(cfr. Caritas in Veritate n. 53) Quanto espresso al n.53 di Caritas in Veritate di Benedetto XVI, sembra sintetizzare l’intera vita di Madre Teresa tutta dedita al prossimo nelle sue espressioni più fragili. Il suo viaggio terreno ne traccia la via già a partire da quel viaggio verso Darjeeling per il suo ritiro. In treno aveva ricevuto la chiamata a lasciare tutto e seguire Gesù.Non c’era dubbio che fosse opera Sua.Il messaggio era chiaro. Era un ordine. Sapeva, Madre Teresa qual era il luogo a cui apparteneva, ma non sapeva come arrivarvi, né come tutto si sarebbe realizzato. Lasciò allora che Dio la usasse come più̀ Gli piaceva, in modo a lei sconosciuto, divenendone la “ Sua matita”. Molto opportunamente, perciò, Il pensiero di Madre Teresa tende alla mistica, ed è questa la giusta chiave di lettura dell’intera opera della sua vita, spesa per il Signore, in un’ascesa profonda che giunge alla unione. ll messaggio fondamentale di questa grande figura quale è madre Teresa, dimostra che solo la contemplazione, il distacco dal proprio autoreferenzialismo, rendono possibile non solo una carità operante, ma anche e soprattutto una azione davvero positiva, capace anche di esiti politici del più alto livello. Ciò è tanto più rilevante, in quanto il nostro tempo vive prevalentemente il primato individualistico della azione, del successo mondano, dal quale scaturiscono conseguenze negative, sia a livello individuale, sia a livello sociale e politico. Di conseguenza, ne viene l’idolatria del progresso, nella forma dello sviluppo economico, e, al suo servizio, il primato del pensiero scientifico, pensato ingenuamente come un assoluto. In un mondo cosi ridotto, la storia di madre Teresa rende manifesto il mistero di Dio che incrocia le vie delle persone ordinarie. È la storia del calice che non si può allontanare, come per Gesù nell’orto degli ulivi e trasforma l’amore in azione concreta L’opera di Madre Teresa di Calcutta è la prova evidente dell’amore che genera miracoli straordinari. La sua testimonianza, come affermato dal Santo Padre, “si aggiunge all’innumerevole schiera di uomini e donne che hanno reso visibile con la loro santità l’amore di Cristo. La figura di Madre Teresa, allo stesso tempo, fa vedere che i santi sono uomini come noi che hanno mostrato la vittoria dell’amore e della speranza sull’egoismo e la morte. Sembra di sentirla ancora la sua preghiera divenire invito alla sequela per ciascuno: Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo; quando ho sete, mandami qualcuno che ha bisogno di una bevanda; quando ho freddo, mandami qualcuno da scaldare; quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare; quando la mia croce diventa pesante, fammi condividere la croce di un altro; quando sono povero, guidami da qualcuno nel bisogno; quando non ho tempo, dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento; quando sono umiliato, fa’ che io abbia qualcuno da lodare; quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare; quando ho bisogno della comprensione degli altri, dammi qualcuno che ha bisogno della mia; quando ho bisogno che ci si occupi di me, mandami qualcuno di cui occuparmi; quando penso solo a me stesso, attira la mia attenzione su un’altra persona. (Madre Teresa)
[1] Madre Teresa di Calcutta, Il cammino semplice,Mondadori, Milano 2014, p. 9.
[2] Madre Teresa di Calcutta, Il camino semplice, cit., p. 21).
[3] Cfr. Madre Teresa, Sii la mia luce. Gli scritti più intimi della “santa di Calcutta”, cit., p. 284.
[4] cfr.J. Maritain, L’educazione al bivio, La Scuola, Brescia 1987, pp. 13–14.)
[5] (cfr. Madre Teresa La gioia di amare 365 meditazioni quotidiane,Mondadori).
Maria Concetta Bottino ,SD
